Cronaca 

Cartella clinica spiata e corteggiamento indesiderato che diventa stalking: scatta il divieto di avvicinamento per un dipendente ospedaliero

Un 46enne, amministrativo in un ospedale genovese, è indagato per atti persecutori nei confronti di una dottoressa di 38 anni: la giudice ha disposto l’allontanamento a un chilometro e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria

Tutto, secondo la ricostruzione confluita nell’indagine, sarebbe iniziato da un gesto solo in apparenza “premuroso” ma che già conteneva un confine superato: una comunicazione non dovuta sull’esito di un esame medico. Da lì, nel tempo, quel contatto avrebbe preso la forma di una pressione costante, fino a trasformarsi – nell’ipotesi accusatoria – in una persecuzione vera e propria. Per questo un dipendente amministrativo di 46 anni, in servizio in un ospedale genovese, è stato raggiunto da una misura cautelare che gli impone di non avvicinarsi alla presunta vittima, una dottoressa di 38 anni che lavora nella stessa struttura, e di restare a distanza di almeno un chilometro da lei.

La misura è stata disposta dalla giudice per le indagini preliminari Elisa Campagna, accogliendo la richiesta della pubblico ministero Daniela Pischetola. Oltre al divieto di avvicinamento, è stato imposto anche l’obbligo di presentazione una volta al giorno alla polizia giudiziaria per la firma. Il quadro ricostruito dagli inquirenti colloca l’avvio della vicenda a luglio 2023, quando la dottoressa avrebbe ricevuto una mail con l’esito di un esame: non una comunicazione istituzionale, ma un messaggio proveniente da una persona che, secondo quanto emerge, non avrebbe avuto titolo per accedere a quei dati e per riferirli.

Dopo quel primo episodio, l’uomo – sempre secondo gli atti – avrebbe cominciato a inviare alla collega una serie di mail dal contenuto confuso e insistente, fino a procurarsi anche il numero di telefono e tempestare la donna di messaggi e chiamate, anche in orari serali o nei giorni festivi. La dottoressa avrebbe provato più volte a mettere distanza, spiegando che quel comportamento era molesto e arrivando infine a bloccare il contatto; a quel punto, però, la pressione non si sarebbe fermata. Anzi, nella ricostruzione, l’insistenza sarebbe cambiata di forma: l’uomo avrebbe iniziato a seguirla, a farsi trovare nei luoghi della routine quotidiana e sul posto di lavoro, comparendo nel parcheggio, nel bar frequentato dalla donna e perfino negli spogliatoi.

La conseguenza, raccontata nell’indagine, sarebbe stata un progressivo cambiamento delle abitudini: la dottoressa avrebbe iniziato a chiedere aiuto ad amiche e colleghe per essere accompagnata, evitando di restare sola negli spostamenti e limitando la vita sociale, fino a rinunciare anche alla palestra. In quel periodo avrebbe inoltre scoperto che attenzioni simili sarebbero state rivolte dall’uomo anche a un’altra dottoressa, elemento che avrebbe aggravato la percezione di un comportamento non episodico. Alla fine la decisione di rivolgersi ai carabinieri e sporgere denuncia, con l’apertura del fascicolo, l’ascolto dei testimoni e, in tempi ristretti, la richiesta della misura cautelare poi concessa.


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